L'albergo d'arte Atelier sul mare offre quaranta stanze (100 posti letto), ampie e confortevoli, dotate di servizi privati, telefono e terrazze fiorite affacciate sul mare di Castel di Tusa, piccolo borgo di pescatori a 20 km da Cefalù. Venti su quaranta sono state realizzate da artisti di fama internazionale, tra i quali spiccano i nomi di Danielle Mitterand , Agnese Purgatorio, Antonio Presti, Cristina Bertelli (La Stanza dei Portatori d’Acqua), Mario Ceroli (La Bocca della Verità), Fabrizio Plessi (La stanza del Mare Negato), Mauro Staccioli (Trinacria), Renato Curcio (Sogni tra Segni), Maria Lai (Su Barca di Carta m'Imbarco), Raoul Ruiz (La Torre di Sigismondo), Paolo Icaro (Il Nido), Luigi Mainolfi (La Stanza della Terra e del Fuoco), Michele Canzoneri (Linea d'Ombra), Hidetoshi Nagasawa (Mistero per la Luna), Sislej Xhafa (Il Bagno Turco), Vincenzo Consolo, Umberto Leone e Ute Pyka (Lunaria – La Stanza della Luna). Ogni artista ha ricostruito in modo originale lo spazio e gli arredi di una camera, facendo di ogni stanza una creazione artistica. Le 26 camere standard, caratterizzate da ampie terrazze sul mare sono state concepite invece secondo il concetto tradizionale di museo che contengono al loro interno delle notevoli ed originali collezioni di arte contemporanea.
Quest’opera è un omaggio all’utopia ideologica. L’idea è di Renato Curcio ed Agostino Ferrari.
Protagonista è l’espressione grafica, segni che corrono dai disegni rupestri alla scrittura moderna.
Sono i codici della comunicazione, delle religioni, delle ideologie, quelli che ingabbiano il livello di conoscenza dell’uomo. I codici sono inscritti su un foglio immaginario che avvolge tutta la stanza. Sogni tra i segni è la condizione di chiusura alla quale solo la scrittura dell’arte riesce a dare una pulsione di libertà. In questo senso, l’artista Agostino Ferrari è intervenuto realizzando la grande tela sul letto. La vera libertà nasce e finisce col codice.
Ed è per questo che il bagno è stato realizzato in muratura, come una caverna, credendo sempre alla purezza di quel luogo primordiale.
"Io immagino l'ipotetico visitatore che entra nell'Atelier, va alla reception, sale su nella stanza con la chiave e si chiude dentro".
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